Le testimonianze della Grande Guerra: una lezione di storia ‘alternativa’

Martedì 16 novembre 2021 la classe 5BU ha incontrato il Dottor Marco Pascoli, responsabile del museo della Prima Guerra Mondiale di Ragogna, nell’ambito del Progetto Biblioteca & scuola “Alla scoperta del milite ignoto – Le testimonianze della Grande Guerra”.

La Prima Guerra mondiale ha lasciato un’eredità diffusa e fortemente presente nel nostro territorio, seppur la maggior parte dei luoghi, dei materiali e delle esperienze personali di cui abbiamo notizia non vengano valorizzati al meglio.

Durante la Prima Guerra Mondiale a Udine erano presenti il comando supremo dell’esercito militare, situato all’interno dell’attuale istituto “Jacopo Stellini”, 11 ospedali militari e polveriere, così che Udine divenne così un punto di riferimento importante. Questa funzione determinò un aumento notevole di persone che soggiornavano in città - che nel 1917 arrivarono a trecentomila.

Il Friuli Venezia Giulia fu coinvolto sotto vari punti di vista durante questa guerra, non solo nei luoghi dove si combatteva, ma anche per quanto riguardava le retrovie dell’esercito, che permettevano ai soldati di vivere e combattere. Visto il numero elevato di uomini nell’esercito - circa 2 milioni e 500 mila -, le strutture a loro disposizione dovevano essere altrettanto numerose. Le costruzioni belliche, oltre alle postazioni di combattimento e difesa, come trincee, forti e bunker, comprendevano anche le strade e gli alloggi alpini. Ci furono costruzioni notevoli di strutture di genere logistico per aiutare la sopravvivenza durante il combattimento soprattutto in montagna, dove durante i mesi freddi era difficile resistere al clima rigido. La Prima Guerra Mondiale, conosciuta anche come guerra di posizione, avvenne per la maggior parte del tempo nelle trincee e il combattimento sul fronte, stabilizzato su un’area precisa. Alle spalle della prima linea se ne trovavano altre - nel caso dell’Italia ci furono ben13 linee.

In seguito alla disfatta di Caporetto, la guerra torna ad essere di movimento, poiché i militari combattevano sul terreno. Dietro alle linee di fanteria c’erano quelle di artiglieria, in cui erano situate le cannoniere, che potevano essere di varie dimensioni, e le contraeree.
La logistica necessaria in prima linea aveva inizio dalle strade: la mulattiera di accesso veniva scavata nella roccia, e ne è un esempio “Il sentiero dell’aquila”. Sopra a questi sentieri passavano gli animali da soma, le donne e gli uomini che trasportavano il materiale necessario. Un’altra tecnica di trasporto furono le teleferiche, inizialmente a mano, poi elettriche. Ci fu un adattamento della natura alle modifiche avvenute da parte dell’uomo, ma anche uno sfruttamento di essa per scopi bellici, come le caverne per fotoelettriche o riflettori. Un esempio concreto del nostro territorio fu il Carso, le cui grotte naturali sotterranee vennero usate come ospedali d’urgenza. In prima linea vi erano esclusivamente sale chirurgiche d’emergenza, mentre le strutture ospedaliere “da campo” erano situate nelle scuole, nelle ville o nelle retrovie.

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Le necessità della prima guerra mondiale generarono costruzioni che ancora oggi sfruttiamo, come ad esempio le fontane o le cisterne dell’acqua piovana, indispensabili per la sopravvivenza. Funzione importantissima ebbero anche i ponti, che permisero il collegamento più rapido di due strade, come nel caso del ponte San Michele del 1915, che passa sopra al Natisone e prima della guerra veniva attraversato facendosi trasportare dal barcaiolo o camminando sopra a passerelle. Un’ulteriore costruzione venne fatta dagli Austroungarici: si trattava di una stazione ferroviaria del 1918 a Casarsa, di cui oggi restano solo i binari, coperti da sterpaglie.

La trasformazione di alcuni campi in basi per dirigibili ebbe un forte legame economico e sociale, tant’è che ancora oggi queste basi vengono utilizzate da elicotteristi.

Sono giunti fino a noi graffiti e epigrafi che costituiscono un enorme patrimonio di cui troviamo più della metà sul Carso. Si tratta di scritte che reclamano la pace, poesie, dediche, liste di squadre e battaglioni con conseguenti nomi dei militari e disegni. Tra quest’ultimi il dottor Marco Pascoli ci ha descritto l’illustrazione di un alpino che strozza un’aquila bicipite, che era simbolo dell’impero asburgico, inciso nella pietra sul Monte Piper.

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Uno degli aspetti fondamentali per il ricordo di questi avvenimenti sono i monumenti, diffusi in onore dei caduti in tutti i comuni della nostra regione, ma ricordiamo il primo innalzato per Il ventenne Riccardo Giusto, il primo militare morto durante la guerra.

 

Indispensabili per il ricordo sono anche i cimiteri: in guerra ne sorgono 2800, che vengono poi riorganizzati negli anni Venti del Novecento e soppressi negli anni Trenta, quando vengono traslate le salme, mentre le lapidi in pietra vengono lasciate in memoria delle vittime. Il cimitero degli eroi di Aquileia si ricorda per la vicenda del milite ignoto - di cui consigliamo il film che abbiamo visto in classe “ La scelta di Maria” .

Gli studenti hanno seguito con attenzione e interesse la presentazione del Dottor Marco Pascoli, che si è dimostrato molto preparato e professionale, dando la possibilità alla classe di seguire una lezione di storia ‘alternativa’.

 Prof.ssa Paola Quargnolo